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Virtual influencer. Nuovi modelli da imitare

  • 18 Settembre 2019
  • By Paola Pizza
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Virtual influencer. Nuovi modelli da imitare

A proporci modelli da imitare, oltre alle influencer in carne ed ossa, adesso arrivano anche le virtual influencer con corpi perfetti fatti di pixel. Sono create con simulazione digitale e raccontano una vita ideale, brillante, felice e senza errori, come mai sarebbe possibile nella realtà. Sono ispirate all’immagine dei personaggi vincenti. Vestono le griffe più amate e naturalmente ci propongono capi da desiderare e acquistare.

Sono la nemesi dell’affermazione di Franz Kafka, “la vita umana è un istante imperfetto” o di quella di Karl Krauss, “per essere perfetta le mancava solo un difetto”. Si chiamano Lil Miquela (1 milione e mezzo di follower), Noonoouri (310mila follower), Imma (190mila followers), Shudu, Margot e Zhi (progettate per Balmain), Colonel Sanders. Tanti follower, eppure non sono reali. Dietro di loro graphic design, storyteller, staff che si occupano degli aspetti estetici e stilistici e naturalmente aziende di moda.

Un nuovo fenomeno di marketing che influenza la psicologia del consumo e che deve essere osservato attentamente se si desidera coglierne le implicazioni. Persino il New York Time ha fatto un’inchiesta su questo argomento . Da noi ne hanno parlato il Corriere della Sera e IoDonna (con una mia breve intervista sull’argomento)

Rappresentano un gioco di immaginazione dove virtuale e reale hanno confini sfumati? Sono una proiezione dei nostri desideri? O sono una perfetta espressione di quella epidemia perfezionista che sta sempre più dilagando, sterilizzando le emozioni vere?

Le Virtual Influencer mettono in scena un teatro ludico

Le virtual influencer introducono nella moda una dimensione giocosa che coniuga desideri e realtà. Mettono in scena un teatro ludico nel quale divertirsi per esprimere un sogno.

Ad alcuni questa dimensione piace, ad altri no. Dipende dai diversi modi di intendere la realtà, e da quanto sia preponderante in ognuno di noi il principio del piacere o il principio di realtà.

Credo che questa sorta di avatar piaccia soprattutto ai giovanissimi, ai millennials e ai social addicted.  A coinvolgerli è il mix tra virtuale e reale che privilegia una dimensione giocosa e trasgressiva, ed esplora i linguaggi e i riti comuni ai nativi digitali.

Liv Maquela con Bella Hadid e a destra Shudu, Margot e Zhi

Per “esplorare la sottile linea che divide realtà e immaginazione”(Twitter), Calvin Klein ha lanciato uno spot dove Lil Maquela si bacia con la realissima Bella Hadid. Noonnoori, ispirata alle sorelle Kardashian, sfila sempre con modelle vere. Realtà e immaginazione si confondono.

Alla loro apparizione molti sono rimasti confusi e sui social si è discusso per mesi se fossero vere o no.

La costruzione di una immagine ideale

L’abitudine, sempre più diffusa, a costruire la propria immagine ideale su Instagram, abitua a filtri e a ritocchi che rendono il corpo migliore di com’è. Nessuno si accontenta più della foto che scatta. Tutti cercano di migliorare la propria immagine. Photoshop è diventato una dipendenza di cui molti non sanno più fare a meno. Rappresenta una sorta di chirurgia estetica virtuale che rende immediatamente e magicamente più belli, creando una immagine diversa dal reale e idealizzata che elimina ogni difetto e imperfezione.

Le virtual influencer non fanno altro che portare all’eccesso questa dinamica, rendendo perfetti un corpo e una vita, che nella realtà non potranno mai essere tali. In questo modo, attraverso le immagini e lo storytelling, si crea una favola avvincente e brillante che ha lo scopo di proporci prodotti moda. E come per ogni favola è facile identificarsi con l’eroina o con l’eroe che ci permettono di sentirci migliori.

Nella società post-moderna il mito dell’eroe è molto diffuso.  L’eroe o l’eroina devono essere perfetti. Si deve essere belli, eleganti, felici, competenti, giovani, tonici, vincenti, in una parola perfetti. In questo modo la competizione è esasperata e la fragilità è negata. Sono performance spesso troppo elevate per la vita reale. Delle modelle e dei modelli virtuali sembrano perfetti a questo scopo.

Nonostante i loro standard irrealistici di bellezza una follower ha scritto, “anche se fisicamente sei un robot, tutto il resto di te è umano”. Come dire che sono le nostre proiezioni e introiezioni a rendere reale una fantasia.

Un modello di perfezione

Accettare l’oggettività dei limiti individuali è difficile per molti e in particolare per chi è giovane ed è in cerca di una identità definita.  Spesso c’è una separazione tra come ci si vede (sé reale) e come si pensa di dover essere (sé imperativo) per seguire i modelli vincenti.

Le virtual influencer hanno la pelle liscia, non ingrassano, indossano con leggerezza abiti stupendi, hanno uno stile di vita ideale. I virtual influencer hanno corpi tonici, barbe hipster scolpite e la nonchalance di chi non deve chiedere mai. Rappresentano un modello di perfezione con il quale identificarsi, ma nello stesso tempo non sono umani e non provano emozioni e sentimenti. È più facile, allora, accettare di provare verso di loro una ambivalenza di sentimenti fatta di amore e odio. La bellezza, infatti, piace e seduce ma contemporaneamente fa paura per il timore di non riuscire a raggiungerla. Ogni bambina che abbia giocato con una bambola l’ha amata e si è identificata con lei per la sua bellezza, ma in certi momenti l’ha anche aggredita per la paura di non riuscire ad eguagliarne la bellezza e la perfezione.

Per alcuni è indubbiamente più facile gestire desideri e paure rispetto al proprio corpo in un gioco ludico virtuale, piuttosto che con il confronto con modelli reali, difficilmente emulabili.

Morale della favola: imitare o non imitare?

Le novità sono sempre intriganti e richiedono apertura e l’abbandono di falsi moralismi. Usare un nuovo linguaggio nella moda può essere utilissimo per le aziende. Ma se vogliamo essere felici dobbiamo imparare a prendere le distanze dai modelli di perfezione. Giocare va bene, divertirsi va bene, sognare va bene, ma mai perdere di vista la realtà, e soprattutto mai perdere di vista il nostro valore. Meglio riconoscere che non si è perfetti, ma si è comunque unici e speciali con il nostro bagaglio di esperienze, di pregi e difetti.  L’impotenza e l’onnipotenza del sé sono due modi di conoscersi che impediscono di percepire i propri limiti per paura di non riuscire a conformarsi ai modelli vincenti. Dall’impotenza e dall’onnipotenza non nasce la felicità, né il benessere.

Come ha scritto Schopenhauer, ne L’arte di essere felici, “solo quando si guarda la vita con i propri occhi si esce dal bozzolo e si nasce farfalla”.

IoDonna n 37, 14-9-2019
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By Paola Pizza, 18 Settembre 2019
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Paola Pizza

Ciao, sono Paola Pizza,
psicologa della moda.
Nel lavoro ho unito due grandi passioni: la psicologia e la moda.
Iniziamo insieme un viaggio tra i significati profondi della moda.

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