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Cos’è la psicologia della moda

  • 14 Marzo 2020
  • By Paola Pizza
  • 4 Comments
Cos’è la psicologia della moda

Ti stai chiedendo cos’è la Psicologia della moda? Ti racconto di cosa si occupa questo settore della psicologia e come ho iniziato a lavorare in questo ambito.

Da quando mi occupo di Psicologia della moda

Tutto è cominciato nel 1992 quando ho iniziato a insegnare Comunicazione al Polimoda di Firenze. Da quel momento la moda non è stata più soltanto una passione, ma un ambito affascinante di studio e di lavoro.

Mi sembrava importante dimostrare che la moda non è solo superficie e immagine, ma anche profondità e psicologia. Fino al 2016 ho insegnato in questo Istituto: Psicologia della vendita, Psicologia sociale della moda, Sviluppo del pensiero creativo, sia nei corsi triennali che nei Master. Se prima mi sentivo una Psicologa Sociale che si occupava di formazione e consulenza aziendale, dal 1992 ho iniziato a pensarmi anche come Psicologa della moda. In tutti questi anni mi sono molto impegnata a svilupparla e a farla conoscere e ha occupato sempre più spazio nel mio lavoro.

Ho scritto due libri su questo argomento (Psicologia sociale della moda e Abiti e tacchi), un ebook per gli psicologi (Vestire l’inconscio). Ho inoltre fondato questo blog ed ho formato consulenti di moda e psicologi, collaborato con aziende su progetti ed eventi, creato video corsi che aiutano a migliorare il modo di comunicare attraverso la moda, e rilasciato molte interviste.

Come si può definire la Psicologia della moda

La Psicologia della moda considera l’abbigliamento come uno dei linguaggi che collegano corpo e psiche. Il suo obiettivo è svelare attraverso la moda, il linguaggio inconscio. Abiti, accessori e colori sono considerati come un transfert che attualizza sentimenti, emozioni, cognizioni, desideri, conflitti e paure. La moda fa parlare la psiche e contribuisce a definire l’identità.

Gli abiti sono inevitabili. Essi non sono altro che la struttura della mente resa visibile”.

James Laver, Moda e costume

La Psicologia della moda non si ferma all’immagine, ma indaga i significati simbolici di abiti e accessori, considerati come una forma di conversazione che coinvolge il sé e gli altri in un processo di influenza reciproca.

Possiamo dire che non si sofferma sulla sostanza della moda, ma ne indaga le funzioni: a cosa serve, quali bisogni soddisfa, come contribuisce all’espressione di sé e all’interazione sociale, come influisce sul benessere e sull’autostima.

Gli obiettivi della Psicologia della moda

Le mete che si pone la psicologia della moda sono:

  • far conoscere il linguaggio inconscio che ogni persona esprime attraverso la moda  
  • rendere più consapevoli dell’influenza della moda nella costruzione dell’identità personale e sociale
  • rendere più forte l’autostima e aiutare a migliorare il rapporto con il proprio corpo.

In sintesi, la psicologia della moda aiuta ad avere una maggiore consapevolezza della propria identità, e a fare un progetto di sviluppo del sé e dell’autostima attraverso il guardaroba.

Come può aiutarti la Psicologia della moda

La Psicologia della moda può aiutarti a:

  • Scoprire che la bellezza viene da dentro e non è solo immagine
  • Comunicare con più efficacia la tua identità e raggiungere gli obiettivi interpersonali (nella vita privata e sul lavoro) attraverso abiti, accessori e colori
  • Migliorare la tua autostima e sentirti più sicura migliorando il rapporto con il tuo corpo
  • Riprendere la tua immagine nelle tue mani e smettere di sentirti in colpa se non hai una immagine perfetta
  • Creare in modo autonomo uno stile che ti renda libera e ti dia potere, senza doverti conformare alle regole imposte da altri
  • Spezzare le catene dei condizionamenti e degli stereotipi e vivere un rapporto assertivo con la moda
  • Liberare il piacere nella relazione con la moda, superando paure e blocchi emotivi.

Gli strumenti della Psicologia della moda

Attraverso colloqui, test sull’identità e sulle dimensioni di personalità espresse attraverso i colori, e l’analisi dell’armadio, si arriva a definire un piano di sviluppo personale che aiuta ad esprimersi con più efficacia con abiti e accessori, e a superare i blocchi emotivi che impediscono di avere un buon rapporto con la propria immagine. La consulenza di psicologia della moda può svolgersi in studio, a casa della cliente o on line (la forma più snella, pratica e conveniente).

Gli studi psicologici sulla moda

Come ho scritto nel mio libro Psicologia sociale della moda,

negli studi psicoanalitici e sociologici dei primi decenni del 1900  la moda è stata considerata come una forma di espressione sia della competizione di classe (Georg Simmel) che della competizione sessuale (John Carl Flügel). Non c’è dubbio che queste chiavi di lettura, per quanto affascinanti e lungimiranti, siano relative ad un contesto culturale, sociale e politico diverso da quello attuale: oggi i significati che riveste la moda sono molteplici così come le sue funzioni“

Paola Pizza, Psicologia sociale della moda, p. 11

Il concetto di divisione di classe è completamente superato nella società liquida, così come è lontana dalla realtà attuale la dialettica tra pudore e esibizione cara a Flügel. Egli considerava la moda come un sintomo nevrotico e affermava che:

i vestiti assomigliano a un perpetuo rossore sul corpo dell’umanità”.  

John Carl Flügel, Psicologia dell’abbigliamento, p. 33

La nostra è piuttosto la società dell’omologazione, dell’apparenza e del mostrarsi ostentato.

Oggi possiamo dire che la moda permette di salire su un palcoscenico, di mostrare agli altri chi siamo e di rivelare anche a sé stessi, sentimenti, emozioni desideri. È necessario quindi indagare la moda come un fenomeno sociale che mette l’individuo in relazione con il gruppo.

Fu il sociologo Georg Simmel, nel 1911, a introdurre il concetto di società negli studi sulla moda, affermando che la moda:

“fornisce all’uomo uno schema per cui provare in modo inconfutabile il suo legame con la collettività”.

Georg Simmel, La moda, p. 51

In tempi più recenti, lo psicologo sociale Marc-Alain Descamps  ha sostenuto che nella moda:

la dimensione sociale supera di gran lungo la dimensione psicologica personale” e che “ ogni abito è una uniforme che ha senso solo in relazione ad un gruppo”. (…) Definisce la moda come “un fenomeno psicosociale complesso” e come “un contagio imitativo che comprende numerosi vettori, ciascuno dei quali corrisponde a uno dei domini della nostra società

Marc-Alain Descamps, Psicosociologia della moda. pp. 55 e 21

Lo psicosociologo Jean Stoetzel ha definito la moda come:

una istituzione sociale degna di nota, che realizza un felice equilibrio tra il desiderio di conformità, di approvazione e di sicurezza, e il desiderio di distinzione, d’individualismo e di singolarità”.

Jean Stoetzel , Psicologia sociale, p. 179

Nel libro Psicologia sociale della moda, (adottato negli anni passati come testo di esame nel corso di Psicologia Sociale all’ Università di Verona), definisco il campo di analisi della moda come uno spazio tra sogni, desideri e realtà. Propongo di orientarsi nello studio della moda, intesa come fenomeno sociale, attraverso una bussola con 5 vertici: influenza sociale, comunicazione e relazione, obiettivi e motivazioni, identità personale e sociale, conoscenza sociale.

La moda come fenomeno sociale

Per comprendere la moda dobbiamo quindi collocarla nella fitta rete di relazioni tra individuo, gruppo e società e considerarla come:

  • autocostruzione del Sé e progetto identitario
  • dialogo tra il Sé reale e il Sé ideale  
  • mezzo per influenzare l’idea che gli altri hanno di noi
  • strumento di comunicazione relazionale e di conoscenza di Sé e degli altri
  • mezzo per raggiungere con più efficacia gli obiettivi e le mete che ci poniamo.

Si dice spesso che gli abiti sono come un sogno, e Sigmund Freud ci ha svelato che il sogno è un linguaggio che fa parlare l’inconscio. Possiamo dire quindi che:

la moda è come un sogno collettivo, nel quale gli altri sono sempre presenti come modello o oggetto dei nostri desideri e delle nostre paure: un sogno che coglie le intricate relazioni tra individuo, gruppo e società, tra il desiderio di essere accettati e quello di essere ammirati, tra individualismo e appartenenza ad un gruppo”

Paola Pizza, Psicologia sociale della moda, p. 8

In Rai si parla di Psicologia della moda!

Ho parlato di Psicologia della moda e dei significati psicologici delle scarpe durante la trasmissione L’Italia con voi (in onda il 12 febbraio 2020 e visibile su Rai Play), con la conduttrice Monica Marangoni e il presidente di Assocalzaturifici Siro Badon.

Vuoi approfondire lo studio della psicologia della moda?Ecco una bibliografia

  • Barthes, R. (1970). Sistema della moda. Torino: Einaudi
  • Barthes, R. (2006). Il senso della moda. Torino: Einaudi
  • Baumgartner, J. (2012). You Are What You Wear. Boston: Da Capo Press
  • Calefato, P. (2007). Mass moda. Roma: Meltemi
  • Curcio, A.M. (1992). La moda: identità negata. Milano: Franco Angeli
  • Davis, F. (1993). Moda. Cultura e identità. Bologna: Baskerville
  • Descamps, M.A. (1981). Psicosociologia della moda. Roma: Editori Riuniti
  • Di Rienzo, M. (1998). Il colore vissuto. Roma: Edizioni Magi
  • Flügel, J.F. (1974). Psicologia dell’abbigliamento. Milano: Angeli
  • Kawamura,Y. (2006). La moda. Bologna: il Mulino
  • König, R. (1992). Il potere della moda. Napoli: Liguori
  • Laver, J. (2003). Moda e costume. Milano: Rizzoli
  • Lemoine Luccioni, E. (2002). Psicoanalisi della moda. Milano: Bruno Mondadori
  • Monneyron, F. (2008). Sociologia della moda. Bari: Laterza
  • Pizza, P. (2010). Psicologia sociale della moda. Verona: QuiEdit
  • Pizza, P. (2016). Abiti e tacchi. Il potere della moda. Verona: QuiEdit
  • Pizza, P. (2019). Vestire l’inconscio. La psicologia della moda come nuovo ambito di lavoro per gli psicologi. Ebook
  • Ricci Bitti, P.E., Caterina, R. (a cura di). (1995). Moda, relazioni sociali e comunicazione. Bologna: Zanichelli
  • Simmel, G. (1985). La moda. Milano: Mondadori  
  • Stoetzel, J. (1973). Psicologia sociale. Roma: Armando
  • Volli, U. (1998). Block Modes. Il linguaggio del corpo e della moda. Roma: Lupetti
  • Wilson, E. (2008). Vestirsi di sogni. Milano: Franco Angeli

Sei una psicologa? Puoi trovare una bibliografia approfondita sull’ebook Vestire l’inconscio. Un nuovo ambito di lavoro per gli psicologi

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By Paola Pizza, 14 Marzo 2020
  • 4
4 Comments
  • Cristina
    22 Marzo 2020

    Tutti gli aspetti dell’argomento vengono toccati in maniera approfondita ed i concetti sono molto chiaramente spiegati. Io personalmente ho letto tutte le pubblicazioni della Dottoressa, anche gli spunti di riflessione offerti sono tantissimi!! Eccellente lavoro!! Consigliato a tutti.

  • Silvana
    22 Marzo 2020

    Siamo immersi in una società e in un mondo che intuiamo e non conosciamo. Trovo quindi estremamente interessante quanto esposto e spiegato in modo preciso ma quasi giocoso dalla Dottoressa. Si vede la realtà della moda da una prospettiva del tutto nuova.

    • Paola Pizza
      23 Marzo 2020

      È proprio così. La psicologia della moda fa scoprire la complessità che c’è dietro un semplice “mi piace”. Ci aiuta a capire che quando scegliamo un abito, un colore, un accessorio raccontiamo molto di noi agli altri. Non tutti ne sono consapevoli, e soprattutto non tutti sanno come usare la moda per raggiungere con più efficacia i propri obiettivi sia nella vita privata che sul lavoro.La psicologia della moda può fornire un valido aiuto per trovare uno stile che sia espressione della propria identità.

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Paola Pizza

Ciao, sono Paola Pizza,
psicologa della moda.
Nel lavoro ho unito due grandi passioni: la psicologia e la moda.
Iniziamo insieme un viaggio tra i significati profondi della moda.

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