Quando sbagliamo abito

Quando sbagliamo abito proviamo emozioni negative che ci mettono in difficoltà. Vi siete mai trovati in una di quelle situazioni imbarazzanti in cui ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto di essere vestiti di bianco mentre gli altri sono vestiti di nero, o smaccatamente eleganti mentre tutti sono sobri e informali?

Per alcuni questo tema appare anche nei sogni ricorrenti nei quali l’inconscio parla delle nostre emozioni rimosse mostrandoci senza abiti o con abiti inadeguati, in mezzo agli altri che ci guardano.

Quando sbagliamo abito: l'imbarazzo di essere guardati

Quando sbagliamo abito: l’imbarazzo di essere guardati

Perché proviamo tanto imbarazzo quando sbagliamo l’abito?

 

L’abito è come una pelle contenitiva, un Io Pelle che rappresenta:

  • tutto il buono che abbiamo dentro, i punti forti di noi, le potenzialità e le qualità;
  • una superficie di separazione che ci protegge dagli attacchi, dall’aggressività e dalla curiosità invadente;
  • un mezzo di comunicazione che dice chi siamo e crea una interfaccia con gli altri.

Quando sbagliamo abito questa pelle contenitiva non ci protegge più e ci sentiamo vulnerabili agli attacchi e alle intrusioni. Sentiamo che la nostra identità vacilla sotto gli sguardi (reali o temuti) degli altri.

 

Non tutti proviamo lo stesso imbarazzo quando sbagliamo abito

 

L’abbigliamento è una forma di presentazione di noi che ha lo scopo di influenzare gli altri fornendo loro una determinata idea su chi siamo.

Ci presentiamo con due diverse modalità:

  • con l’autoespressione tendiamo a mostrare chi siamo e ad esprimere il concetto di sé;
  • con l’autopresentazione tendiamo a mostrare gli aspetti di noi che pensiamo che gli altri vogliano vedere.

Ci sono poi  due profili di personalità che portano a diverse presentazioni di sé.

  • Le personalità ad alto monitoraggio variano le presentazioni di sé in base alle diverse situazioni e alle attese degli altri.

Normalmente chi ha questo profilo tende ad informarsi prima di decidere per un outfit, ma talvolta può comunque desumere le informazioni sbagliate, o essere stato fuorviato da esperienze passate. Vi ricordate Bridget ne Il Diario di Bridget Jones quando va vestita da coniglietta ad una festa di famiglia che precedentemente era stata in costume, ma che in quel caso non lo è? Imbarazzo totale, occhi puntati su di sé, sorrisini denigratori, commenti salaci: non le resta che appartarsi con le sole due persone che come lei hanno per sbaglio scelto il costume!

Quando sbagliamo abito: Bridget Jones vestita da coniglietta - Il Diario di Bridget Jones

Quando sbagliamo abito: Bridget Jones vestita da coniglietta – Il Diario di Bridget Jones

  • Le personalità a basso automonitoraggio cercano coerenza tra i propri atteggiamenti, valori e comportamenti e non sono influenzati dal parere degli altri o dal mutare delle situazioni sociali.

Avete presente Julia Robert nel bello spot pubblicitario di La vie est belle di Lancome? Sorriso radioso, abito luminoso e bianco in mezzo a persone vestite di nero, indipendente dagli altri fino a liberarsi dei lacci della conformità che tengono legati tutti gli altri. Chi non ha sognato di sentirsi così?

Chi ha questo profilo tende ad incarnare il mito di Coco Chanel quando diceva che “ per essere davvero unici bisogna essere diversi”.

Cosa si può fare per ridurre l’imbarazzo quando sbagliamo abito?

Poiché i giudizi negativi degli altri (sia quelli reali che quelli solo temuti) sono una minaccia alla nostra identità tendiamo a difenderci con strategie di reazione per diminuire la sofferenza. Ecco cosa si può fare.

FUGA – Per qualcuno l’imbarazzo è così forte che l’unica strategia è la fuga. Rimedio radicale, che smarphone alla mano, fa fingere una improvvisa emergenza sul lavoro o a casa per togliersi dal problema!

DISTRAZIONE – Questa strategia consiste nello spostare l’attenzione dall’interno all’esterno, da noi ad un’altra persona o un oggetto. Per esempio attraverso un confronto verso il basso, osservando una persona che è vestita in modo ancora meno adeguato di noi, oppure concentrandoci sull’eccentricità di qualcuno o sul minimalismo del buffet.

MINIMIZZAZIONE – Questa strategia consiste nel relativizzare. Anziché proiettare i propri pensieri nel futuro, prevedendo cose drammatiche chiedersi: “cosa potrà mai succededere? e allora? Non si può sempre controllare tutto!

In questi casi aiuta anche un po’ di sana autoironia: ridere di sé e prendersi in giro. Vi immunizza dai giudizi degli altri prevenendoli e li rende ininfluenti. Potere di una risata!