Linguaggio dei regali

Qual è il linguaggio dei regali? Cosa comunicano di noi i regali che facciamo? Che emozioni provocano in chi li fa e in chi li riceve?

È ufficialmente iniziata la frenesia dei regali! Per alcuni è un piacere, per altri un fastidio. E tu che donatore o donatrice sei?

Il linguaggio dei regali

                                                                         Il linguaggio dei regali

 

Il linguaggio dei regali: le dinamiche psicologiche

Per regalo si intende ciò che viene donato a una persona in segno di affetto, cortesia, riconoscenza. Qualcosa di utile o gradito che viene dato liberamente e senza obblighi. Sentimenti e libertà sono apparentemente le parole chiave, ma come sosteneva all’inizio del ‘900 l’antropologo Marcel Mauss, autore di un famoso saggio sul dono, i regali rappresentano uno scambio simbolico di attese e perciò “nulla è meno gratuito del dono”. Il dono esprime il nostro bisogno di relazione e di legame, e comunica la nostra identità. Possiamo dire che i regali rappresentano sia un sostituto simbolico di noi stessi (nella scelta del dono mettiamo la nostra identità), sia il modo per esprimere il ruolo che il destinatario del dono ha per noi (con il dono diciamo quanto è importante per noi) e anche uno strumento per tessere relazioni affettive e perseguire obiettivi (con il dono cerchiamo di farci voler bene e stabilire legami).

Gli oggetti donati rappresentano una estensione di noi: è come se avessero un legame con chi li ha scelti, e ne incarnassero l’essenza. Attraverso i regali distribuiamo affetto e ce ne aspettiamo in cambio.

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Il linguaggio dei regali: pensieri, motivazioni, emozioni

Il regalo contiene pensieri, motivazioni, emozioni consce e inconsce, che lo riempiono significato.

I pensieri possono derivare dall’ambiente familiare più o meno propenso ai regali, dalle consuetudini del gruppo di appartenenza, dall’osservazione degli opinion leader.

Le motivazioni possono essere chiare (affettività, stima) o ambigue. Le motivazioni ambigue dietro l’affettività celano:

  • il potere (ti voglio controllare e trasformare)
  • la sottomissione (piegarsi all’influenza dell’altro o conformarsi a consuetudini anche quando non sono condivise)
  • l’esibizione (desiderio di destare impressione, di ottenere attenzione)
  • il fronteggiamento (far fronte agli insuccessi e alle frustrazioni e cercare di compensarli)

Le emozioni sono legate alla fiducia o alla sfiducia nei confronti degli altri, alla apertura o alla chiusura, al piacere o al dolore, all’appagamento o alla frustrazione, al merito o al senso di colpa.

 

Invidia e gratitudine: due sentimenti che caratterizzano i regali

Alcuni sentimenti che riguardano i regali hanno origine nell’infanzia.

Secondo la teoria delle relazioni oggettuali, il mondo interno affettivo si struttura partendo dalle emozioni e dalle difese sperimentate nei primi anni di vita, nella relazione madre-bambino. Queste emozioni sono un effetto della soddisfazione o della insoddisfazione per l’accudimento, il nutrimento e la cura ricevuti e percepiti.

L’interiorizzazione della relazione madre-bambino può portare a personalità più inclini all’invidia e all’avarizia, o alla gratitudine e alla generosità.

Una relazione sufficientemente gratificante permette il piacere e la gratitudine attraverso la simbolizzazione di un oggetto buono (latte, seno, madre) e la condivisione dei doni. Ciò rende più fiduciosi e aperti agli altri, più disponibili a esprimere emozioni positive attraverso i regali scambiati, e a provare piacere nello scambio.

Un rapporto frustrante rende il bambino avido e invidioso verso ciò che percepisce come mancante rispetto alle sue esigenze. L’insoddisfazione lo porta a tentare di danneggiare l’oggetto vissuto come cattivo (latte, seno, madre) provocando, contemporaneamente, la paura di aver danneggiato la madre. Attacco e paura minano la fiducia nella possibilità di stabilire rapporti sinceri e di essere buono e amato. La conseguenza è diffidenza e chiusura nei confronti degli altri, e poco disponibilità a esprimere emozioni attraverso i doni. Lo scambio di regali viene evitato o vissuto come un obbligo che non crea nessun piacere, ma piuttosto fastidio e insoddisfazione.

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Il linguaggio dei regali: le regole sociali

La regola sociale che più influenza il linguaggio dei regali è la reciprocità. La regola dice che dobbiamo contraccambiare ciò che riceviamo. In questo modo ci sentiamo obbligati a ripagare favori, regali o inviti senza che questo ci venga richiesto in maniera esplicita. I sociologi sostengono che non c’è alcuna società che non condivida questa norma. La regola è soverchiante ed è indipendente dal valore di ciò che abbiamo ricevuto.

Altra regola sociale che influenza il linguaggio dei regali è quella della coerenza. La regola esprime la tendenza automatica a essere coerenti con ciò che abbiamo fatto: così se lo scorso Natale abbiamo fatto un regalo a qualcuno, ci sentiamo in dovere di continuare a farlo anche quest’anno.

Anche la regola della riprova sociale, secondo la quale tendiamo a guardare il comportamento degli altri prima di decidere cosa fare, ha una sua influenza. Nel periodo di Natale, quando tutti corrono agli acquisti e i siti e le riviste ci propongono le idee regalo più di tendenza, siamo contagiati dal comportamento collettivo che finisce per influenzarci.

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Il linguaggio dei regali: le attese reciproche

Sia quando facciamo, sia quando riceviamo un regalo, abbiamo aspettative cariche di emozioni.

La ricompensa che ci attendiamo dopo aver fatto un regalo è il gradimento dell’altro, il suo affetto e la sua attenzione. Se nello scegliere il regalo ci siamo riferiti alla storia comune e ai gusti dell’altro e abbiamo lasciato la nostra impronta personale, ci aspettiamo in cambio la sua soddisfazione.

Quando riceviamo un regalo le attese sono relative alla considerazione che l’altro ha nei nostri confronti. Ci aspettiamo che il regalo sia proprio per noi e che l’altro dimostri di conoscerci e di tenere a noi.

Non è importante il valore del regalo, ma il linguaggio che sa parlare:

  • il regalo giusto conferma reciproca simpatia e affinità
  • il regalo sbagliato è un segnale di disinteresse
  • un regalo troppo costoso è indice di egocentrismo o ossessione per l’apparenza e le opinioni altrui
  • un regalo riciclato, senza personalizzazione, comunica un gesto formale senza contenuto affettivo
  • un regalo anonimo e impersonale comunica distacco e paura dei legami

Spesso sono i regali piccoli, ma originali, inaspettati e ricchi di sentimento, a sedurre il nostro inconscio e a rimanere impressi nella nostra memoria.

 

Dimmi come regali e ti dirò chi sei: cinque profili di donatore

Il donatore assertivo

Usa i regali per gratificare e gratificarsi. Riceve e fa doni con piacere come forma di condivisione degli affetti. Desidera che il regalo dica qualcosa di sé e lo sceglie per il suo valore affettivo e non per quello economico. Tiene conto dei desideri dell’altro e delle esperienze comuni e, nello stesso tempo, cerca di mettere la firma del proprio stile sulla scelta. Esibisce con gioia i regali ricevuti come segno del legame con gli altri.

Il donatore aggressivo/narcisista

Vive i regali con fastidio. È affamato di ammirazione e riconoscimenti ma nega di aver bisogno degli altri. Per questo non tollera ricevere doni e dover ringraziare per non sentirsi dipendente dagli altri. Quando fa regali mette in atto una seduzione manipolativa per assicurarsi degli ammiratori. Nel fare doni si concentra sulla dimostrazione della propria potenza e sulla gratificazione del suo egocentrismo, anziché sul destinatario e sui suoi gusti. Usa i regali per controllare gli altri o sottometterli.

Il donatore passivo

Vive i regali con stress e se ne lamenta. Fa regali perché subisce le consuetudini e le norme sociali temendo il giudizio degli altri. È indeciso sulla scelta e si sente in colpa se non riesce a trovare il regalo del giusto valore. Talvolta sceglie regali costosi come compensazione alla paura di non piacere. Spesso rimane deluso quando riceve i doni perché le sue aspettative sono molto alte, così come la paura di non essere abbastanza amato dagli altri.

Il donatore sregolato/eccessivo

Ha bisogno di consenso e di affetto, e usa i regali in modo prodigo ed esagerato per colmare il senso di vuoto garantendosi l’attenzione degli altri. Compensa con i regali la mancanza di successo e realizzazione. Usa i regali per mettersi al centro della scena e ottenere attenzione, interesse e amore. Cerca affetto e accettazione. Quando questo bisogno è frustrato esprime delusione. Ama più fare regali che riceverli.

Il donatore misurato/controllato

Parsimonioso e attento alle spese, non ama i regali e cerca di evitarli. Non gradisce farli e neppure riceverli (per paura di essere obbligato a ricambiare). Non ama separarsi dagli oggetti. Rifugge dagli affetti e non si lascia coinvolgere dagli affetti altrui nei confronti dei quali si mantiene tiepido. Quando è costretto a fare regali cerca oggetti utili e non personali, senza nessun contenuto affettivo. Fa regali con il bilancino.

 

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